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Flessibilità e smart working: la nuova pausa pranzo degli italiani

Flessibilità e smart working: la nuova pausa pranzo degli italiani

Siamo sempre più un popolo in smart working: complice la pandemia, che ha dato un’improvvisa accelerata a un trend già in essere, sono ancora tantissimi i lavoratori che lavorano da casa a tempo pieno o parziale.

Un cambiamento radicale dal quale difficilmente si tornerà indietro e che porta con sé nuove abitudini e nuove sfide per la pausa pranzo e per chi, come noi, si occupa di ristorazione collettiva e mense aziendali.

“È un tema che per Elior parte da lontano – spiega il nostro amministratore delegato, Rosario Ambrosino -: da anni riflettiamo su quali sono i cambiamenti nel mondo del lavoro e i suoi riflessi sull’organizzazione”.

Come cambia, allora, la pausa pranzo quando anziché essere in ufficio si lavora da casa e la cucina domestica prende il posto della mensa aziendale?

L’indagine sulla pausa pranzo

Per approfondire meglio un argomento che ci tocca da molto vicino, abbiamo commissionato a Praxidia l’indagine “Flessibilità e smart working: come cambia la nuova pausa pranzo degli italiani?”.

I risultati sono stati presentati qualche giorno fa nel corso di una conferenza stampa digitale condotta da Angela Frenda, food editor del Corriere della Sera, alla quale hanno partecipato, oltre all’agenzia Praxidia, il nostro a.d., Rosario Ambrosino, e Andrea Cartoccio, direttore marketing, communication & innovation di Elior.

E i numeri emersi a proposito delle nuove esigenze di chi lavora da casa (il 60% dei dipendenti italiani continuerà con questa modalità nei prossimi mesi) e ha quindi nuove esigenze per quanto riguarda la pausa pranzo evidenziano un mondo del lavoro profondamente cambiato.

Pausa pranzo dentro e fuori le mense

Un esempio su tutti: il 50% dei dipendenti in smart working ritiene che la pausa pranzo sia più complicata da gestire a casa rispetto all’ufficio. I motivi sono diversi:

  • Il 39% ritiene che sia più complesso mantenere un menu vario e bilanciato
  • il 42% percepisce il momento della pausa come meno rilassante con l’impossibilità di staccare davvero dal lavoro
  • il 49% denuncia una minore possibilità di fare movimento
  • 30% pensa di avere meno tempo per se stesso

Inoltre, sottolinea Angela Frenda, “c’è molta attenzione al diritto del mangiare sano: i dipendenti vogliono nutrirsi, non cibarsi, avere alternative sane e gustose al solito panino”.

La pausa pranzo nelle mense aziendali è anche un momento di educazione alimentare perché i menu proposti sono solitamente ben bilanciati. Ma quando si lavora da casa, rileva l’indagine, occorre organizzarsi: fare la spesa, decidere cosa preparare e trovare il tempo per cucinare.

I nuovi trend

Come deve essere quindi la nuova pausa pranzo che tenga conto di chi lavora da casa sempre o in parte, di chi magari preferisce mangiare alla scrivania anziché in mensa o di chi ha turni da rispettare con orari diversi da quelli canonici?

Secondo l’indagine di Praxidia, i nuovi trend sono:

  • Digitale: dal momento della scelta al pagamento, con una chiara lettura delle ricette e degli apporti nutrizionali
  • Personalizzata al massimo in base alle proprie esigenze nutrizionali, di orari e location
  • Genuina e con un tocco di italianità

Aumenta poi l’attenzione verso il cibo sano, senza conservanti, con prodotti freschi accessibili anche a chi è in smart working: è evidente la necessità di fornire ingredienti pronti e di qualità da utilizzare per cucinare a casa, l’esigenza di avere un servizio di food delivery che funzioni non solo per i piatti pronti ma anche per prodotti da supermercato. E tutto in un packaging pratico, igienico e riciclabile.

I Colti in tavola  di Elior

Per rispondere ai nuovi stili di vita dei lavoratori e offrire una soluzione concreta, in Elior abbiamo da poco introdotto iColti in Tavola, una nuova linea di piatti pronti buoni e salutari confezionati in ATP, una tecnologia di packaging innovativa che consente l’estensione della shelf-life fino a 10 giorni senza l’uso di conservanti.

“Comprendere i nuovi trend dei consumatori è una necessità – conferma Ambrosino -: da qualche anno in Elior abbiamo iniziato un percorso che ci ha portato ad avere soluzioni che in questa fase storica si sono rivelate molto coerenti”.

La nuova linea I Colti in tavola è esattamente questo: un ampio catalogo di ricette con ingredienti genuini e una varietà di piatti adatti anche a chi segue un regime alimentare particolare, incluse diete e intolleranze. E che si prestano a differenti canali di distribuzione: dall’azienda alla propria casa per chi è in smart working, dai canali Ho.Re.Ca fino alla grande distribuzione organizzata.

Il confezionamento in ATP

La tecnologia abilitante è il confezionamento in ATP, che “per la ristorazione collettiva è una novità  -assicura Andrea Cartoccio, direttore marketing, communication & innovation di Elior -. Nel 2019 abbiamo fatto grosso investimento acquisendo in zona Bologna un’azienda con esperienza trentennale nel confezionamento in Atp, che modificando gas normalmente presenti in atmosfera garantisce al prodotto una vita più lunga rimanendo fresco, con nutrienti intatti e senza aggiungere additivi o conservanti”.

Questo rende il prodotto accessibile in punti e spazi diverse e con modalità totalmente libere, andando incontro a esigenze che per la ristorazione collettiva classica non è facile sposare: lavoratori che magari non sanno quando sono in azienda, fanno smart working oppure non hanno orari fissi.